Giuro, me l’ha detto la ‘Kruska’!

di Terry Passanisi

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È vero che l’Accademia della Crusca ha dato il suo benestare per l’uso dei verbi intransitivi nelle forme transitive? Per chi non avesse chiaro di che cosa stiamo parlando è presto detto. Si tratta di quei regionalismi molto diffusi soprattutto nelle zone del Sud. “Scendi il cane”, “sali l’olio”, “siedi la nonna”, “sparisci la droga” e altri orrori del genere. La risposta alla domanda è soltanto una, senza ombra di dubbio, al netto di qualsiasi isteria prodotta da Internet. No! L’Accademia della Crusca non ha dato nessun benestare a un imbarbarimento linguistico del genere. Intanto perché la questione non si pone. Per esempio, per prima cosa, sarebbe come dire, in una forma più ambigua, “mangia il gatto”, non certo per intendere di ingoiarselo, ma per invitare qualcuno a nutrirlo. In seconda istanza, e non certo per ultima, perché l’Accademia ha semplicemente detto: metti che a qualcuno, vuoi un attraversamento di strada troppo repentino da parte della malcapitata, vuoi per una forte polmonite come neanche in un racconto di Hector Malot, dovesse essere prematuramente morta la maestra d’italiano durante la scuola elementare, a casa su Leggi tutto

Che io vadi

di Umberto Eco

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Sto sfogliando con qualche mese di ritardo “Comunque anche Leopardi diceva le parolacce” di Giuseppe Antonelli (Mondadori € 12), dove ci si occupa dell’italiano scorretto, di quello corretto, di come strafalcioni che ci fanno inorridire tipo “che io vadi” esistessero in autori classici, di come sia lecito usare talora parole inglesi ma sciocco parlare di “Jobs act”, di come professori troppo puristi correggano i ragazzi che scrivono “passano molte macchine” in “circolano molte macchine” e “non facevo i compiti” in “non eseguivo i compiti” (facendo perdere tempo e senso della lingua parlata ai loro alunni). E di tante altre cose.

Non poteva mancare un capitolo sul declino del congiuntivo, e anche nelle canzoni, se Ligabue canta “può darsi che non sia tutto come lo sognavi tu”, Celentano canta “ma non vorrei che tu… stai già pensando a un altro uomo”. Per un seminario di scrittura tenuto anni fa a Bologna, avevo proposto una regola per sapere quando si deve usare l’indicativo o il congiuntivo. continua a leggere…

‘Se potrei’ e altri orrori: come si usano i verbi

di Mariangela Galatea Vaglio

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Oh davvero, il verbo è tutto. Volete fare una frase? Ci vuole un verbo. Voi mi direte: “No, guarda, ci stanno pure le frasi senza verbo.” Il che è vero, ma poi vedremo che magari un verbo, in qualche modo, ce l’hanno pure loro.

Quindi, il verbo, dicevamo.

Il verbo, nelle frase, fa tutto. Senza, è come fare un aperitivo senza le patatine: si può ma non è granché.

Il verbo è fondamentale perché dice tutto: racconta infatti l’azione. Se non c’è una azione, reale, immaginata, sperata, attesa, pensata, auspicata non succede niente, e non se non succede niente non si racconta, né si fanno frasi. Quindi il verbo è il nostro caposaldo.

I verbi, lo sappiamo tutti, hanno i tempi e i modi e le persone. A scuola, quando ce li fanno coniugare pensiamo tutti: “Eccheppalle!”. In effetti coniugare i verbi è operazione noiosissima. Il problema è che per spiegare come succedono le cose è necessario usare i verbi in maniera corretta.

Il modo del verbo, per esempio, ci spiega l’azione: è una cosa reale? E’ una cosa immaginaria? La differenza è notevole.
Io, per esempio, se adesso ho fame man […]

via ‘Se potrei’ e altri orrori: come si usano i verbi – l’Espresso

Credo in una sola Grammatica onnipotente

da Un diario creativo blog

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Ci sono e non ci sono: sto finendo di preparare un esame di Lessico, che proverò a dare domani un po’ come viene, e ho cercato di evitare per il tempo necessario ogni possibile distrazione.
E’ un esame fatto di regole e classificazioni morfologiche, sintattiche, semantiche, a cui non riesco davvero ad appassionarmi: di conseguenza ho cercato di comprimere più informazioni possibile nella testa, e speriamo che mi bastino.

Tuttavia, non mancano anche qui alcune questioni di un certo interesse, anche ai fini del nostro discorso sulla narrativa. In uno dei libri per l’esame (a cui accennavo anche in un post di qualche mese fa) si analizzano i verbi facendo un confronto tra le regole della grammatica tradizionale (come quella di Serianni) e le prospettive della linguistica, che si basa su analisi, comparazioni e test per definire usi e significati delle forme verbali che usiamo e trarne un sistema (o una serie di sistemi) coerente. […]

via Credo in una sola Grammatica onnipotente | Un Diario Creativo