Cultura Musica Società

La cura

di Vincent Baker.

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Sì, è vero, è colpa della musica. È colpa del fatto che per tutta la vita ho sognato di conciarmi come Robert Smith dei The cure e girare liberamente per la mia città col rossetto sulle labbra, il viso sbiancato e i capelli sparati di lacca. È colpa della musica: a undici anni lo facevo davanti allo specchio, mettevo nel mangianastri dello stereo le cassettine dei Cure, emulavo, sognavo, immaginavo di essere all’Hammersmith di Londra davanti a cinquemila persone. Come Baudelaire, come David Bowie. Quando i miei rientravano dal lavoro e mi trovavano così, comunque, non mi dicevano nulla. È colpa della musica, allora, mi vien proprio da pensare. Non è colpa del fatto che uscendo, conciato così, a quarant’anni – ma anche a venti, come mi è capitato davvero – qualcun altro avrebbe avuto qualcosa da dirmi, da ridermi dietro, da puntare il dito, da etichettare, senza capire. Seguire la linea, adeguarsi, perché lo standard è un altro. Per dire: mi sarei presentato in una banca, oggi, a chiedere un mutuo, col mio rossetto fresco di specchio d’ascensore, e avrei chiesto al direttore, che mi avrebbe guardato di traverso trattenendo a stento, e in parte volutamente, gli angoli della bocca. Che avrebbe finto di prendere in carico la mia pratica gettandola nel cestino un attimo dopo, chiedendo in giro ai suoi sottoposti, finalmente libero di sghignazzare: “Ma chi è quella fro**a da mettere in manicomio?”.

Che è comunque più o meno quello che succede all’ottanta percento dei richiedenti un mutuo, lacca o non lacca tra i capelli. Avrei dovuto spiegargli, eventualmente, scendendo al suo livello, pur di compiacerlo, nella vana speranza di fargli capire qualcosa, che tutto quello che facevo, indossavo, mostravo, vivevo ed ero non c’entrava nulla con la mia onestà, con la mia rettitudine, con la mia serietà e professionalità, tantomeno con la mia sessualità. Insomma avrei dovuto spiegargli che no, non era colpa sua, non era colpa degli altri o della società o della storia del mondo: di un disagio, della violenza, dell’ignoranza, dell’invidia, dell’odio atavico represso in ogni individuo. Pur di ottenere quel cazzo di mutuo avrei dovuto strisciare ai suoi piedi, avrei dovuto dirgli che era tutta colpa della musica.

Letture consigliate:

  • Glamorama – Bret Easton Ellis (Einaudi)
  • Please kill me – Legs McNeil e Gillian McCain (Baldini&Castoldi)
  • I detective selvaggi – Roberto Bolaño (Adelphi)
  • Bowie. Una biografia – María Hesse e Fran Ruiz (Solferino)

 

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