Letteratura

“Gatsby, nella sua grandezza, assiste da spettatore al patetico spettacolo del mondo”. Dialogo con la filosofa intorno al capolavoro di Fitzgerald

di Davide Brullo.

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Di Gatsby, il Grande, abbacina la bianchezza, come se fosse un Moby Dick in statura umana, l’inafferrabile esigenza della purezza. Nella versione del Grande Gatsby secondo Alessandro Pugliese, usata per la nuova, splendente edizione del capolavoro di Francis Scott Fitzgerald (Marietti 1820, 2019), la parola bianca ricorre 18 volte e la parola bianco 9. Il bianco è censimento di momenti capitali – quando Gatsby bacia Daisy, “e l’incarnazione fu completa”, l’atto accade in “una notte d’autunno… e il marciapiede era bianco al chiarore della luna” – oppure il sigillo che sancisce l’importanza intoccata del personaggio – la casa dell’adorata Daisy è bianca, e da giovane, concupita da tutti, “vestiva di bianco e possedeva una roadster bianca”. D’altronde, Gatsby sfreccia su una macchina bianca, “in un vestito di flanella bianca”, sa che i soldi servono per lo sperpero di sé verso l’amore atteso, attonito e impossibile, che il lusso è un culto di cui altri si sfamano, per lui, il Grande, conta l’aristocratica bianchezza, la nudità. Il bianco come flagello dell’ornamento e dell’accessorio, in precipizio al necessario. Nel fatale film del 1974, è icona l’immagine di Robert Redford e di Mia Farrow, entrambi biancovestiti, una fiamma albina a ustionare il mondo, il mondano. Anche il tempo ha un biancore: si parla della “nostra bianca adolescenza”. Gatsby, in effetti, è il candido Parsifal, puro & folle, alla cerca di Daisy, il Graal: ma tendere a ciò che salva, innocentemente, uccide. Il genio di questa nuova edizione del Grande Gatsby sta nella nota di Carola Barbero, che insegna Filosofia del linguaggio a Torino e che verso la Filosofia della Letteratura (così un suo libro, Carocci, 2013) protende la sua ricerca. Una sua frase, in particolare (“Quanti riescono a vivere l’assenza dell’altro come acuta presenza di qualcosa, tenendone traccia giorno dopo giorno? Pochissimi. Per mancanza di coraggio e di grandezza”), mi ha docilmente costretto a contattarla. Intrecciata a quest’altra, di Fitzgerald – “Non c’è incendio così grande o gradazione di gelo che possa sfidare ciò che un uomo custodirà in fondo al suo cuore spettrale” – ha creato in me una specie di turbamento estatico, che ha richiamato, a trafiggermi, una falange di Achab. (Davide Brullo)

Lei si fa la domanda più vasta – che cos’è l’amore? – transitando per Gatsby. Che cosa la attrae di quel romanzo?

Del romanzo di F.S. Fitzgerald The Great Gatsby mi ha attratto la purezza del protagonist[…]

via “Gatsby, nella sua grandezza, assiste da spettatore al patetico spettacolo del mondo”. Dialogo con la filosofa intorno al capolavoro di Fitzgerald – Pangea

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