Letteratura Società

Le parole creano mondi: parole di me**a creano un mondo di me**a

di Riccardo Bonacina.

Nelle scorse giornate, appena le agenzie avevano battuto la notizia dell’uccisione del vicebrigadiere Mario Rega Cerciello, verso le 9,15, le belve della politica, quelle che da tempo tengono in ostaggio dell’eccitazione indotta il nostro povero Paese, si sono scatenate.

La peggiore è stata Giorgia Meloni «Bestie» scrive sui social, L’Italia non può essere punto di approdo di certe bestie»

Da quel momento si scatena l’onda razzista sui social che non si quieterà neppure verso sera quando sarà palese che i due fermati e accusati sono due bianchi e biondi nord americani.

Il ministro Salvini come sempre è uno dei più reattivi sui social e ci mette del suo: “Caccia all’uomo a Roma, per fermare il bastardo che stanotte ha ucciso un Carabiniere a coltellate. Sono sicuro che lo prenderanno, e che pagherà fino in fondo la sua violenza: lavori forzati in carcere finché campa”, scrive su Facebook evocando una pena che non esiste nel nostro ordinamento penale.

Quella sagoma di Daniele Capezzone ex radicale ed ex tutto rinfocola l’onda razzista scrivendo: “I giornaloni non vi dicono la verità sul fatto che si tratta di due nord africani”. E anche Luigi Di Maio nella sua vita all’inseguimento, ci mette del suo: “Se gli aggressori dovevano essere persone non italiane, spero che il carcere se lo facciano a casa loro”.

Purtroppo come la linguistica e le neuroscienze ci insegnano: le parole non descrivono il mondo ma lo creano. Del resto il racconto della Genesi biblica ci indica che Dio chiama l’uomo a nominare il mondo e ciò che lo abita. Quando si dice una cosa, quella cosa “è”, “sta”è messa al mondo. Dire “criminale” o dire “animali” nomina un mondo e lo creano. Parlare di ‘lavori forzati” e di “marcire in galera” fanno esistere queste espressioni introducendole come realtà mondane e possibili, anzi, già esistenti.

Stefano Bartezzaghi in un recente articolo avvertiva: «La trasgressione che diventa regola; il coro delle voci che cantano di cantare fuori dal coro; la sicurezza che si persegue tramite l’aumento delle armi in circolazione e l’istigazione a usarle; il salvataggio di vite umane che diventa reato; il vittimismo come discorso del potere (secondo l’annoso magistero berlusconiano): sono tutte articolazioni omologhe all’illiberalismo dei sostenitori della libertà. Il paradosso che anziché smentirlo si allea con il buon senso è il paradosso che rovescia conquiste faticose, acquisizioni dispendiose della specie e riconsegna i suoi individui, uno per uno, a luoghi comuni già superati, credenze seppellite, background ancestrali: paura dell’uomo nero; segregazione del diverso; regnante reclusione casalinga della donna; responsabilità di poteri occulti per ogni malanno; difesa armata di spazi recintati; giustizia sommaria ed esemplare su soggetti individuati per stereotipo; indebitamento per riassesto dei bilanci; meritocrazia dei senza curriculum; innocenza degli inerti. Oltre al conformismo del vaffanculo, c’è il conformismo del paradosso. L’elenco delle sue manifestazioni si allunga, in attesa che qualcuno lo inter[…]

Leggi tutto: Lavita.it

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