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Coronavirus come arma di distrazione di massa

Come sottolinea Giorgio Agamben nell’articolo apparso per la sua rubrica il 26 febbraio, il fenomeno del Coronavirus ben si accompagna allo stato di militarizzazione del Decreto-legge subito approvato dal governo «per ragioni di igiene e di sicurezza pubblica.»

di Ilaria Grasso

Da che mondo è mondo le epidemie scombussolano equilibri e percezioni. Lo sa bene questo l’economia reputazionale che, al pari di un’arma chimica, agisce mietendo vittime sul fronte della salute mentale e sulle tasche dei cittadini e dei lavoratori. In questa infosfera (termine mutuato dalla filosofia di Franco ‘Bifo’ Berardi) fatta di bolle, esistono però individui interstiziali che lottano per la loro salute mentale e il loro pensiero critico, portando avanti una battaglia informativa scomoda, ma necessaria.

Dobbiamo  prendere  consapevolezza che i sistemi di comunicazione di massa, e il tramite dei social, non stanno funzionando bene. Sembriamo tutti infettivologi e molti improvvisano teorie e cure anche soltanto perché conoscono un medico. Dovrebbero andare alla ricerca di fonti autorevoli e chiare invece i più si ostinano ad ascoltare rumours, voci di corridoio (filtrati tramite testimonianze di soggetti anonimi che passano di chat in chat tramite WhatsApp, Messenger di Facebook o Telegram), prendendo per oro colato tutto ciò che si dice, o per arrogarsi un’autorevolezza che non hanno. Occorre mettere in campo molte energie per arginare tutto questo delirio. Si rischia di essere risucchiati in psicosi e ansie che ci inducono a consumare sempre di più e senza una logica reale (vedi gli scaffali vuoti, le mascherine Fendi a 190,00 euro e l’Amuchina a 100 al flacone). L’agenda di marzo 2020 aveva importanti appuntamenti. Parlo del referendum sulla riduzione dei parlamentari, dell’incontro delle Sardine a Scampia e dello sciopero transfemminista che, sulla partecipazione di alcune formazioni sociali, sta avendo grosse difficoltà di coinvolgimento.

Come sottolinea Giorgio Agamben nell’articolo apparso per la sua rubrica il 26 febbraio, il fenomeno del Coronavirus ben si accompagna allo stato di militarizzazione del Decreto-legge subito approvato dal governo «per ragioni di igiene e di sicurezza pubblica.»

I punti su cui è necessario prestare attenzione sono:

 a) divieto di allontanamento dal comune o dall’area interessata da parte di tutti gli individui comunque presenti nel comune o nell’area; b) divieto di accesso al comune o all’area interessata;

c) sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in un luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico;

d) sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, salvo le attività formative svolte a distanza;

e) sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, nonché l’efficacia delle disposizioni regolamentari sull’accesso libero e gratuito a tali istituti e luoghi;

f) sospensione di ogni viaggio d’istruzione, sia sul territorio nazionale sia estero;

g) sospensione delle procedure concorsuali e delle attività degli uffici pubblici, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità; h) applicazione della misura della quarantena con sorveglianza attiva fra gli individui che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusa.

A corollario, tutte le manifestazioni sono abolite e con esse anche la libertà di espressione. Non è questa anche una forma di repressione? C’è da dire, però, che in Italia ci sono anche altri temi necessari ma invisibilizzati negli spazi pubblici e di discussione politica e sociale. Parliamo di roba come l’evasione fiscale, la corruzione, il lavoro sommerso, le politiche attive rivolte alla cosiddetta working class e ai gruppi più vulnerabili (le donne, ad esempio). Parliamo di misure e strategie globali che garantiscano assistenza sociale e all’infanzia, del miglioramento delle competenze, delle disparità regionali, della riduzione dei tempi dei processi civili.

Il cartello della Pasticceria Camesco di Verona (foto Gattamelata)

Queste le questioni contenute nelle raccomandazioni del Consiglio Europeo  dello scorso 9 luglio a proposito del programma di stabilità 2019 dell’Italia e sono questioni che non stiamo affrontando, irresponsabilmente. E che dovremmo affrontare al di là di “Mamma Europa”, che ci bacchetta e ci rimprovera perché dobbiamo essere un popolo maturo e civile che agisce secondo etica e correttezza a prescindere. Non possiamo lamentarci e rimanere nella logica assistenzialistica (clientelare e/o baronale anche…) nel chiagne e fotte tipico delle società arretrate – come ben possiamo leggere all’interno dello splendido “Le basi morali di una società arretrata di Banfield”(Il Mulino, 2010). Edito originariamente nel 1958, rimane per me ancora un valido strumento di analisi delle dinamiche del Belpaese. Dalla quarta di copertina :

“Le tesi elaborate in questo libro ormai classico non hanno mai smesso di suscitare interesse, ben oltre i confini dell’accademia. L’espressione “familismo amorale”, coniata da Banfield per spiegare l’arretratezza, o meglio la mancanza di reazione all’arretratezza, di Montegrano (dietro cui si nasconde Chiaromonte, in Basilicata, alla metà degli anni ’50), è diventata di uso corrente per etichettare una molteplicità di fenomeni, ma soprattutto per individuare un presunto “difetto” fondamentale della società italiana. Avverso allo spirito di comunità, disposto a cooperare solo in vista di un proprio tornaconto, il familista amorale si comporta secondo la seguente “regola aurea”: massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare, supporre che tutti gli altri agiscano allo stesso modo. Una chiave interpretativa assai discussa, che si è dimostrata tuttavia di irriducibile efficacia nell’indicare i guasti provocati dalla cronica carenza di senso civico, come sottolinea l’importante introduzione di Arnaldo Bagnasco a questa riedizione del volume.”

Dicevamo di “Mamma Europa”. Ecco ciò che troviamo nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea a pagina 79 (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:C:2019:301:FULL&from=EN).

1. assicurare una riduzione in termini nominali della spesa pubblica primaria netta dello 0,1 % nel 2020, corrispondente a un aggiustamento strutturale annuo dello 0,6 % del PIL; utilizzare entrate straordinarie per accelerare la riduzione del rapporto debito pubblico/PIL; spostare la pressione fiscale dal lavoro, in particolare riducendo le agevolazioni fiscali e riformando i valori catastali non aggiornati; contrastare l’evasione fiscale, in particolare nella forma dell’omessa fatturazione, tra l’altro potenziando i pagamenti elettronici obbligatori, anche mediante un abbassamento dei limiti legali per i pagamenti in contanti; attuare pienamente le passate riforme pensionistiche al fine di ridurre il peso delle pensioni nella spesa pubblica e creare margini per altra spesa sociale e spesa pubblica favorevole alla crescita;

2. intensificare gli sforzi per contrastare il lavoro sommerso; garantire che le politiche attive del mercato del lavoro e le politiche sociali siano efficacemente integrate e coinvolgano in particolare i giovani e i gruppi vulnerabili; sostenere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro attraverso una strategia globale, in particolare garantendo l’accesso a servizi di assistenza all’infanzia e a lungo termine di qualità; migliorare i risultati scolastici, anche mediante adeguati investimenti mirati, e promuovere il miglioramento delle competenze, in particolare rafforzando le competenze digitali;

3. incentrare la politica economica connessa agli investimenti sulla ricerca e l’innovazione e sulla qualità delle infrastrutture, tenendo conto delle disparità regionali; migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione, in particolare investendo nelle competenze dei dipendenti pubblici, accelerando la digitalizzazione e aumentando l’efficienza e la qualità dei servizi pubblici locali; affrontare le restrizioni alla concorrenza, in particolare nel settore del commercio al dettaglio e dei servizi alle imprese, anche mediante una nuova legge annuale sulla concorrenza;

4. ridurre la durata dei processi civili in tutti i gradi di giudizio razionalizzando e facendo rispettare le norme di disciplina procedurale, incluse quelle già all’esame del legislatore, ponendo in particolare l’accento sui regimi di insolvenza; migliorare l’efficacia della lotta contro la corruzione riformando le norme procedurali al fine di ridurre la durata dei processi penali;

5. favorire la ristrutturazione dei bilanci delle banche, in particolare per le banche di piccole e medie dimensioni, migliorando l’efficienza e la qualità degli attivi, continuando la riduzione dei crediti deteriorati e diversificando la provvista; migliorare il finanziamento non bancario per le imprese più piccole e innovative.

Insomma, questa storia della reputazione nell’economia fa grossi danni. Speriamo presto di renderci conto di tutti i danni che può fare, soprattutto, alla popolazione non abbiente. È una vera e propria circonvenzione d’incapace. Questo modo di fare è carne umana messa in bocca agli squali. E se non fosse chiaro, la carne umana è la nostra.


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