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Diego, anima divina (non onnipotente) degli oppressi

di Theo Verdiani

Il gol impossibile del 3 novembre ‘85 alla Juventus, in un fazzoletto di terra, con la punizione perfetta

Molto prima del ricordo e molto oltre il valico dell’immaginario, c’è un punto che potremmo ritrovare nuovamente molto prima del ricordo. Ed è in questo ciclo continuo, in questo moto perpetuo che l’anima, di tanto in tanto, inciampa in un corpo. Si sente pesante, spaurita e si ferma. Respira.

Non sa dov’è, ma sente il corpo e lo subisce. Poi reagisce, ed ecco l’identità. Sa di possederla, ma non la vede. La vedono gli altri. Cerca consensi attraverso il desiderio, ma prima o poi ciò non le basterà più per capire esattamente dove si trovi, allora ha un’idea. Solo che questa, per uno strano caso, germoglia lontana dal seme, ma in fondo ci sta: la terra è una.

Lo capisce e sa che deve raccogliere quel frutto per allineare verità e realtà, anima e corpo. Comincia ad inseguirla, ma due gambe non bastano. Bisogna spostarsi volando con le ali del sogno, solo che le ali bisogna costruirsele e spesso con mezzi di fortuna. Diego ha usato un paio di piedi e una palla, ma c’è anche chi usa la voce, chi la chitarra, chi i numeri e chi una penna e un foglio. Diego ha subito capito che sarebbe volato in alto e l’ha fatto.

Ha volato, sopra le conclusioni brevi, oltre le convenzioni e più in alto di chiunque avesse avuto ragione prima di lui: lui era estetica. Ha preso il suo comportamento, le sue pratiche e i suoi valori e li ha resi ammirabili come fa il dio sole. Solo che è difficile fissare per troppo tempo la complessità, brucia gli occhi. Ha chiesto giustizia alla giustizia, ma era una guerra persa e allora ha spento il suo dolore. Ha chiesto le Malvinas, ma era una guerra persa e allora ha segnato di mano all’Inghilterra e poi, come vera beffa, il gol più bello della storia.

Maradona con la Coppa del Mondo a Mexico ’86, vinta praticamente da solo

Ha chiesto amore dall’amore, ma era una guerra persa, l’amore non si dà mai per intero. Poi ha chiesto comprensione e vicinanza, ma era una guerra persa anche questa, la gente non comprende la complessità, impara solo a stare meccanicamente distante dal pericolo quanto basta per non rischiare.

Infine, ha capito che l’unico a essersi dato per intero è stato lui. Il sapore che ne è seguito è stato quello esploso in bocca alla sua anima dopo aver assaggiato il frutto della sua idea. Il tempo svanito, lo spazio pure, ed essa ha capito esattamente quale fosse il punto in cui si trovava. Così ha ricominciato il suo ciclico, perpetuo ed incredibile viaggio attorno al chissà cosa.

Maradona nello stadio che, ora, Napoli gli ha dedicato

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