Letteratura

Tensione metafisica e promiscuità letteraria: intervista a Franco Perrelli su “Solo” di August Strindberg

Lo Specchio di Ego

Intervista a cura di Andrea Carria

La solitudine è una condizione che si fa strada nella coscienza anche quando si è in mezzo agli altri. Il protagonista di Solo, romanzo di August Strindberg del 1903, se ne rende conto all’inizio del libro durante una rimpatriata fra vecchi amici:

«Quando finalmente ci separammo sulla porta, sentimmo la necessità di farlo in fretta e non, come in passato, di prolungare la riunione in un caffè. Evidentemente, i ricordi di gioventù non avevano avuto quell’effetto eccitante che ci si era aspettati. Tutto ciò ch’era passato non era che lo strame sul quale il presente cresceva ed era uno strame già riarso, sfruttato, che cominciava a imputridire.
E si notava pure che nessuno parlava più dell’avvenire, ma solo del tempo andato, per la semplice ragione che ci si trovava già in quel futuro che si era sognato e intanto non si poteva più…

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