Cultura Società

Gli “avevamo ragione noi” aspri e amari come il gusto dello Xanax sotto la lingua

In uno schiocco di frusta, dal disastro dello Stato italiano che è stato il G8 di Genova del 2001, sono passati vent'anni.

di Giacomo Faramelli

Il ricordo di Genova nell’immagine e nelle parole di Nunzio Di Sarno

Sarà il ventennale o il po’  di riposo che mi tira fuori la voglia di dire. Gli “avevamo ragione noi” per me hanno il gusto dello Xanax sotto la lingua. Aspro, amaro. Una carezza chimica che rinfranca lo spirito ma non sposta di un millimetro quanto accaduto durante e dopo Genova. 

Il più ampio e variegato schieramento politico di manifestanti nella storia repubblicana dai funerali delle vittime di piazza Fontana. Un movimento che andava da mezzo Vaticano agli anarchici, passando per pacifisti, missionari, contadini, associazioni e studenti. Letteralmente spazzato via a manganellate, torture, scene da dittature sudamericane messe in piedi con gusto da parte dei rappresentanti dello stato. 

Eppure le premesse – col senno del poi illusorie – per un cambio di rotta globale c’erano tutte. Seattle, Porto Alegre, Davos, Goteborg, Napoli. Ecco, a Napoli era già chiaro cosa sarebbe accaduto (qualcuno si ricorderà “la tonnara”). E Genova era il perfezionamento di un piano che il potere aveva in animo di compiere da un pezzo (stupirsi del PD che vota per finanziare i lager libici è non ricordare chi aveva messo le basi dell’ordine pubblico al G8, sostituito poi da chi ha slegato le divise come fossero una muta di cani rabbiosi). Tutti i ragionevoli dubbi esposti dal movimento sono diventate realtà agghiaccianti che chi era adolescente o ventenne a Genova dovrà affrontare sulla propria pelle per il resto della vita: crisi del sistema capitalista, crisi climatica e ambientale, crisi migratoria, colonialismo economico ai danni di un terzo mondo sempre più stremato. Sospensione della democrazia, la più grave violazione dei diritti umani in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. Frasi che ogni anno ripetiamo come se davvero servisse a qualcosa. 

Mentre venti manifestanti pescati a caso hanno subito condanne per devastazione e saccheggio tra i dieci e i quindici anni – scontate interamente – i poliziotti e i carabinieri della Diaz, quelli che hanno quasi ammazzato un giornalista inglese e altre centinaia di persone, gli agenti di Bolzaneto che inneggiavano a Pinochet e allo sterminio degli ebrei, strappavano piercing e minacciavano di stupro le donne, i comandanti che hanno caricato i cortei dei pacifisti, chi ha sparato, chi si è infiltrato tra i violenti (provocandoli arbitrariamente ndr), ecco, questa simpatica umanità che agisce sotto la bandiera dello stato di diritto non è mai stata sfiorata da inchieste e processi, se non in pochissimi casi, andati prescritti. Dirigenti e comandanti hanno continuato le loro carriere senza un sussulto o un dubbio. Uno a zero per noi, dicevano al telefono esultando per la morte di un ventenne di cui sempre loro hanno vilipeso il cadavere prendendolo a sassate. Gli sono passati sopra due volte con una camionetta usata per una carica non autorizzata. A me pare abbiano vinto tredicimila a zero. Tanto quante erano le divise dello stato a Genova. 

Il ritorno al privato, ai cazzi propri, poi quelli del clan, poi forse gli altri se conviene, genetica italiana elevata al rango di impegno etico e morale. La fine di qualsiasi possibilità anche solo di pensare a uno sviluppo alternativo che non sia lo sfruttamento della terra e dei lavoratori oltre ogni limite pensato vent’anni fa. Avevamo ragione noi? Chi aveva anche solo dei dubbi sulla direzione che aveva preso il mondo? Sì. Serve a qualcosa dirselo? Non lo so. 

Alcuni elementi utili per chi ricorda poco o non ricorda affatto:

Limoni, un podcast di Internazionale (lo trovate su tutte le piattaforme di stream).


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