Cultura

Donna e medico nella Spagna reazionaria degli anni Venti, Amparo Poch y Gascón

Amparo, donna di umili origini, divenne medico nella Spagna degli anni 20. dedicò la sua vita a curare i poveri e a lottare per la loro emancipazione e per quella delle donne.

a cura di Cannibali e Re

Amparo Poch y Gascón

Nascere donna e diventare medico nella Spagna reazionaria degli anni Venti era molto difficile. Riuscirci appartenendo a una modesta famiglia aragonese era praticamente impossibile. Eppure, Amparo Poch y Gascón ci riuscì.

Classe 1902, a metà degli anni Venti praticava già la professione a Saragozza. Un ruolo che da subito ricoprì dedicandosi anima e corpo alla cura dei più poveri che chiaramente erano all’epoca perlopiù esclusi dalla possibilità di avere un’assistenza sanitaria adeguata. In particolare, sia a Saragozza sia a Madrid, città in cui poi si trasferì, Amparo si occupò di igiene pubblica, di maternità consapevole e di cura dei neonati e dei bambini. Ma questa giovane donna non era solo una dottoressa capace e generosa, era anche una convinta attivista politica. Tanto che a metà degli anni Trenta sarà tra le fondatrici delle Mujeres Libres, un gruppo che diede vita all’omonima rivista assai diffusa nel mondo anarchico. Ed è proprio tra le fila anarchiche, che nella Spagna di quegli anni raccolgono centinaia di migliaia di persone, che Amparo decide di militare diventando un punto di riferimento importante già prima dello scoppio della Guerra civile.

Dopo l’Alzamiento di Franco, Amparo si dedica al miglioramento dei servizi sanitari per i soldati repubblicani e alla cura degli orfani di guerra. Per un certo periodo combatte anche al fronte ma poi torna a praticare l’attività che più le si confà: curare le persone. Durante il conflitto contribuì anche ad istruire personale sanitario ma al tempo stesso continuò a portare avanti le sue battaglie per l’uguaglianza sociale, la parità di genere, e l’amore libero tra gli individui, dedicandosi al tempo stesso alla scrittura di opere di diversi generi letterari. Con la caduta della Repubblica dovette espatriare in Francia, unendosi a tante altre donne militanti politiche che avevano dovuto abbandonare la Spagna. Non farà mai più rientro nel suo paese. Morirà da esule a Tolosa, dedicando il resto della sua vita a quello che aveva sempre fatto: curare gli altri e combattere per i loro diritti da militante politica.

Le storie e le testimonianze di numerose militanti libertarie vengono raccolte nel libro “Pioniere e Rivoluzionarie”. Lo trovate qui: https://bit.ly/3zab02k

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