Cinema

Django & Django, Sergio Corbucci Unchained

Testimonianze, ricostruzioni e filmati televisivi mai visti per raccontare un cinema che non tornerà più, perlomeno non negli stessi termini produttivi: con Leone, Corbucci & Co, il Belpaese s’impossessò del mito della Frontiera e ne fece strame rimpolpandolo di violenza e surrealtà.

di Omar Di Monopoli

Il narratore d’eccezione, Quentin Tarantino

È disponibile su Netflix il documentario «Django & Django, Sergio Corbucci Unchained»: una chicca che gli amanti del western italiano non possono davvero perdersi: incentrato su una stagione irripetibile del nostro cinema, vede in Quentin Tarantino un narratore d’eccezione (uno che, piaccia o meno, è uno sfegatato fan del genere in tutte le sue derivazioni italiche attorno alle quali riesce sempre a comunicare un sincero, contagiosissimo entusiasmo) ed è un sentito omaggio a un inimitabile regista e ai suoi seminali antieroi sghembi, crudeli, moderni.

Partorito da un’idea di Nicoletta Ercole, scritto da Steve Della Casa e diretto da Luca Rea, il film è stato presentato fuori concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia) e mette a fuoco, attraverso le parole del suo più grande estimatore d’oltreoceano (ma anche per mezzo di succulenti materiali d’epoca), il perché Sergio Corbucci era “il secondo miglior regista di western italiani”, come d’altronde lo stesso Tarantino fa dichiarare a un suo personaggio nel recente «C’era una volta a Hollywood».

Testimonianze, ricostruzioni e filmati televisivi mai visti per raccontare un cinema che non tornerà più, perlomeno non negli stessi termini produttivi: con Leone, Corbucci & Co, il Belpaese s’impossessò del mito della Frontiera e ne fece strame rimpolpandolo di violenza e surrealtà. «Django», «Il grande silenzio», «Gli specialisti», «Il mercenario», «Vamos a matar compañeros», «Cosa c’entriamo noi con la rivoluzione»: i western di Corbucci come cinema della crudeltà, ma anche come grande invenzione e come metafora di tutte le idee che circolavano nell’Italia degli anni Sessanta. Con le testimonianze di Franco Nero (l’attore preferito di Corbucci) e Ruggero Deodato (l’aiuto regista di «Django»), con i Super8 inediti realizzati sui set dei film del regista romano, con le immagini degli anni in cui il cinema italiano sapeva parlare a tutto il mondo. E con le animazioni che ricostruiscono un clima, uno spirito, un modo di vivere e di concepire il cinema. Strepitoso, imperdibile.


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