Cultura Società

Il palinsesto unico

Non esiste più nessuna bolla social, se il palinsesto è unico. Infatti, non esiste più alcun social. Bisognerà attendere il metaverso, per osservare se ancora, in questi anni strepitosamente rivoluzionari, marchiati a fuoco e aria da un virus che scorrazza per l'intero globo, se ancora esiste una capacità di andare in senso artesiano ovunque ci si presenti una superficie. Ogni device è esausto, dal libro al disco al film.

di Giuseppe Genna

Non so, oppure so benissimo, come le persone siano tornate al palinsesto del canale unico Rai. Si comportano come quando guardarono nel 1957 “Il musichiere” o nel 1959 “Campanile sera”. L’unificazione del contenuto in palinsesto è una strategia spettacolare nota, ma in tempi di offerta infinita e infinitamente variabile occupa la meditazione grave su una specie che ha scelto non tanto la lamentela o il surrogato di socialità o la mansuetudine nei confronti dei dettami capitalistici, quanto un preciso rapporto con i propri corpi, da quello fisico a quello emotivo a quello pensativo. Non è alienazione sociale, così come non è accidiosa persistenza nella sensazione che cercare altro sia fatica. La scelta in base a ciò che viene proposto è semplicemente il contrario dell’invenzione. L’invenzione non è un valore assoluto, ovviamente. Le persone amano inventare, così come si deliziano della ripetizione priva di fine. Un’epoca che propone come disvalore l’ermeneutica che ha un termine, come mi pare sia l’attuale, esibisce l’acquiescenza al presente in forma di pretesa che il presente sia ciò che si vuole che sia, il che ha come risultato che il presente sia ciò che determina le persone in una piccola ruota per roditori, peraltro privi di dentature aguzze.

Non esiste più nessuna bolla social, se il palinsesto è unico. Infatti, non esiste più alcun social. Bisognerà attendere il metaverso, per osservare se ancora, in questi anni strepitosamente rivoluzionari, marchiati a fuoco e aria da un virus che scorrazza per l’intero globo, se ancora esiste una capacità di andare in senso artesiano ovunque ci si presenti una superficie. Ogni device è esausto, dal libro al disco al film – la prova ne è che esistono minime, ma davvero minime, possibilità di incontrare un libro un disco un film che siano memorabili opere d’arte. Ciò induce a osservare le screziature cremisi non di un tramonto, ma di un’albagia che nemmeno incombe sui giorni a venire, bensì opera nell’attualità. Chi ritenga che si tratti dell’antica fiaba del prodotto di massa, spacciato dalla piattaforma di tutte le masse e dalle masse discusso in una angosciante ripetizione dei lessici più sfiniti, non credo abbia capito molto di un tempo in cui economia politica istruzione rapporto con l’ambiente lavoro reddito sanità sono stati trascesi in un regime di ordine rinnovato e, per i parametri in vigore soltanto un lustro fa, inimmaginabile. La rimozione in corso è un sintomo asintomatico. Guardate pure su.


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