da redazione

“Bossoli sull’asfalto. Borghi non riesce a contarli ma sono troppi. Ha sparato tutti i colpi, deve ricaricare al più presto. I boati dei mitragliatori lo intontiscono mentre i rapinatori continuano a fare fuoco coperti dall’oscurità. Quella che sembra una zona di guerra è invece un quartiere immerso nella nebbia densa di una notte invernale. Tutto è sfocato: la strada, il marciapiede, i cassonetti dell’immondizia ribaltati dopo lo scontro con la loro macchina.
Vicino a lui c’è Turra. Il collega di pattuglia è ferito a una gamba e grugnisce per il dolore, raggomitolato dietro all’auto civetta che sta facendo da scudo alle raffiche di fuoco dei criminali. Borghi e Turra sono carabinieri poco più che ventenni, ragazzi impauriti e inesperti. Gli spari dei delinquenti esplodono a intervalli regolari, precisi, colpiscono i finestrini del veicolo sfondato e le schegge di vetro piovono sui loro corpi rannicchiati. Borghi deve ricaricare, ormai importa solo questo: il sangue che zampilla dalla gamba del suo compagno, il frastuono delle armi, la paura di morire…
Ora tutto è passato in secondo piano, perché un caricatore può fare la differenza. Tocca la fondina, il giubbotto antiproiettile è scomodo, gli impedisce di fare movimenti fluidi. Non trova niente. Controlla la fondina di Turra ed estrae il caricatore di riserva che infila nella Beretta d’ordinanza. Osserva la zona circostante, i banditi hanno cessato il fuoco, ma quelli vogliono uccidere, sono organizzati, hanno fucili da assalto e mirano bene. Il battito aumenta. Solo qualche lampione illumina parzialmente il quartiere buio.
Non si può aspettare la morte. Borghi si alza, cerca di mirare oltre il cofano della Uno crivellata e apre il fuoco tre volte in direzione dei criminali, poi torna ad accucciarsi e una nuova ondata di pallottole taglia l’aria con un fischio e buca la carrozzeria dell’auto. Mosso dalla rabbia, dall’adrenalina e dall’incoscienza, corre verso un cassonetto dell’immondizia e preme ancora il grilletto. Il cuore continua a martellare, il corpo è spinto da una furia incontrollabile che demolisce la paura e genera un istante di isteria che guida la sua mano. Sente i bossoli cadere a terra, il carrello della pistola indietreggia in una frazione di secondo a ogni sparo mentre il respiro condensato esce dalla sua bocca in sbuffate convulse. Ora vede meglio, è riuscito ad arrivare più vicino al cono di luce del lampione e allo stesso tempo l’oscurità della notte gli permette di mimetizzarsi, accucciarsi.
Osserva la sagoma di Turra che si muove, la faccia è una maschera scura dietro la carcassa della loro macchina. Borghi ha le mani che tremano, non riesce a concentrarsi, chiude gli occhi, in un lampo il desiderio folle di essere altrove. Non si accorge dei rumori alle sue spalle, è troppo impegnato a calmare il respiro, a cercare un senso a questa notte d’inferno. Quando riapre gli occhi, gli si materializza davanti la sagoma del balordo, la sua giacca militare sgualcita, i jeans e un passamontagna calato sulla testa. Dalla fessura del cappuccio vede gli occhi chiari, freddi e senz’anima. Uno sparo. Un colpo dritto alla fronte del carabiniere. L’assassino resta a osservare il cadavere ancora caldo, il foro netto sulla fronte e un rivolo di sangue che scivola lungo la tempia. Tiene ancora puntata la pistola, poi abbassa il braccio. Fissa il corpo esanime del giovane, aspetta indicazioni e lascia che la macchina da presa continui a girare, fino a quando una voce squillante urla attraverso un megafono: «Stop!»”
Sinossi
Nicola Valli ha lasciato Viprello per trasferirsi a Roma e inseguire il sogno di diventare regista. Quando la sua opera prima sembra finalmente sul punto di diventare realtà, una questione familiare lo costringe a tornare nel paese d’origine, dove ad attenderlo ci sono una famiglia segnata dalle difficoltà, un futuro incerto e Marta, una vecchia amica che non vede da anni. Marta porta sul corpo e nella mente le conseguenze di una notte che entrambi hanno cercato di dimenticare. Per affrontarla, Nicola decide di trasformare quel passato in un documentario: ricostruisce così ciò che accadde nel 2011, quando erano ancora due adolescenti in cerca di un posto nel mondo ed entrarono negli Odin, una rock band guidata dal carismatico Federico Mori.
Attraverso la musica e la fede nella mitologia norrena, Federico costruisce a poco a poco delle relazioni fondate sulla soggezione, sulle prove di coraggio e sulla devozione assoluta. Quello che nasce come un normale gruppo di amici assume i contorni di una setta che conduce tutti verso un punto di non ritorno.
L’autore

Jacopo Zonca è nato a Parma nel 1991. Ha studiato cinema e successivamente recitazione. Ha lavorato a teatro come attore, drammaturgo e aiuto regia. Ha pubblicato racconti e articoli su diverse riviste online e cartacee (“Grado Zero”, “Altri Animali”, “Limina”, “Nido di Gazza”, “Le nature indivisibili”, “Downtobaker”, “Crunch Ed”, “Il primo amore”) e lavora in un’agenzia di comunicazione come autore di testi per il web.
Nel 2020 ha pubblicato la raccolta di racconti “Il mondo è un’altra cosa” per Epika edizioni. “L’inverno è dei forti” è il suo primo romanzo.
