Nell’Egitto di Al-Sisi

di Mario Natangelo

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Ci sono alcune storie che vanno disegnate con mano leggera, per tante ragioni. Non sono storie chiare, con il bianco e il nero netti e precisi, ma sono piene di sfumature che non permettono di capire dove inizia il bene e dove finisce il male. Storie che riguardano vite che non conosciamo e sensibilità che saranno toccate dal modo in cui le raccontiamo. E quindi bisogna raccontarle piano. Ho seguito la vicenda di Giulio Regeni fin dall’inizio, comodamente seduto alla mia scrivania, matita e penna in mano, dalla finestra del mio pc: Al-Sisi il dittatore col cappellone e gli sgherri col manganello, l’Egitto un luogo che avrebbe anche potuto non esistere nella realtà. Verso Febbraio una mia vignetta su Al-Sisi è stata esposta a una manifestazione organizzata dagli studenti delle American University del Cairo: in quel momento ho avuto l’impressione che il mio premere tasti al computer e tracciare linee su un foglio potesse ripercuotersi migliaia di km più in là, in un mondo reale, in un paese vero, su persone concrete. Ho iniziato a programmare un viaggio al Cairo, sempre posticipato tra paure, allarmi ed “è meglio lasciar perdere”. Poi sono partito. Sono partito senza la pretesa di capire nulla e alla domanda “cosa pretendi di scoprire?” scrollavo le spalle. Niente. Io volevo vedere, volevo sentire, volevo mettermi in gioco un po’ di più, e non so se ci sono riuscito. Probabilmente no, ma non è importante.

Voglio ringraziare le persone che mi hanno aiutato, non farò i nomi per non dimenticare nessuno ma sono state molte e ognuna a suo modo. E un grazie a tutti gli amici e lettori che mi hanno scritto dopo aver letto il reportage su Il Fatto Quotidiano domenica scorsa, per farmi complimenti, esprimere perplessità, darmi il loro parere, farmi notare dei punti incerti, chiedermi informazioni.
Voglio ringraziare per quella telefonata che ha sciolto ogni dubbio rispetto a quale potesse essere stato il risultato e l’impatto di queste due pagine su un tema tanto difficile, l’unica telefonata che potesse farmi capire che davvero aveva un senso farlo e che forse era stato fatt[…]

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Ma quali biblioteche d’Egitto… Trieste!

di Terry Passanisi

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Fin da quando sono stato in grado di leggere ho frequentato, grazie al germe trasmessomi da compagni di scuola giusti, più che ogni altro luogo (sale giochi Coin-op a parte), moltissime biblioteche. Sono sicuro di avere sviluppato un bel senso critico, piuttosto fondato, sulla loro utilità e quanto – sempre se – funzionino bene, nel pieno rispetto delle esigenze dei loro voraci frequentatori. Ecco i miei suggerimenti validissimi, ne sono sicuro, anche per i prossimi cinquant’anni, in questo caso rivolti soprattutto alle biblioteche della città di Trieste (ma anche a quelle nazionali in generale). Spero servano a rilanciare in pompa magna questi enti fondamentali e per la cultura e per la società, affinché si adeguino all’altissimo valore culturale di Trieste già così egregiamente esaltato e portato in palmo di mano dalle istituzioni locali. continua a leggere…

Una mostra per raccontare la rivoluzione della scrittura – L’Espresso

di Marisa Ranieri Panetta

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Nella terra dell’Eden si sono realizzate le principali rivoluzioni culturali della nostra storia: l’agricoltura basata sulla canalizzazione delle acque fluviali, la formazione di centri urbani riuniti intorno a un palazzo e a un tempio, e la scrittura. Stiamo parlando della Mesopotamia, la fertile regione tra i fiumi Tigri ed Eufrate, dove la Bibbia collocava il paradiso terrestre, oggi diventata un’infernale teatro di guerre, stragi e saccheggi. Qui, nei pressi dell’antica Uruk, città dei sumeri (Iraq meridionale), sono apparse dalla sabbia le prime tavolette d’argilla con impressi ideogrammi che indicavano numeri e oggetti. Risalivano al 3200 avanti Cristo, mentre in Egitto si cominciavano a usare i geroglifici. […]

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La dignità ai tempi del bolero

di Terry Passanisi

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Il caso di Giulio Regeni è uno degli esempi lampanti di come la società italiana, oggi, e di conseguenza la sua classe dirigente siano tutto un “chiacchiere e distintivo” senza anima e moralità. A parti invertite, data la citazione. Ai nostri tempi, piccoli omuncoli vestiti da sceriffo, ma con abiti di grande stazza per non smentire mai l’antica saggezza popolare a riguardo delle misure, si permettono di strumentalizzare politicamente un caso atroce che di politico ha relativamente poco. Che di indegno e prettamente istituzionale, invece, ha tutto. Attenzione: non commettiamo il banale errore di confondere la Politica con le Istituzioni. Potrebbe essere la cosa più facile del mondo, chiaro. Molto semplicemente la prima è la scienza preposta ad amministrare lo stato, le seconde sono gli organi che devono preoccuparsi della vita pubblica dei citt Leggi tutto…