Nel Diario di Anne Frank c’è ancora molto da scoprire

di Matteo Corradini

annafrank

Con grandi finestre e larghe vetrate, le abitazioni di Amsterdam si specchiano vanitose sui canali. I loro inquilini per secoli le hanno disegnate col desiderio di trattenere la più piccola scintilla di chiarore che filtrasse nelle frequenti giornate di nubi. In nome e in cambio di quella luce ai passanti hanno permesso, e permettono tuttora, di scorgere le loro vite oltre i vetri senza tende. La quarta parete della casa, solida e rivolta agli spettatori, viene elusa dalle tante e spaziose aperture: l’immaginazione del passante può quindi sorvolare sulla curiosità iniziale (cosa contengano quelle stanze, chi le abiti), alla quale già rispondono gli occhi, per posarsi direttamente sulle storie, i gesti e le parole degli esseri viventi intravisti dalle finestre. È un immaginario che prelude alla casa di bambola, e fa somigliare a file di giocattoli le file ordinate di case affacciate sui canali. Non solo: è stato ispirazione nel tempo per un immaginario di illustrazioni e dipinti, a mostrarci case sezionate e aperte, descritte nel loro interno fin nei dettagli più piccoli, segreti domestici, manie e meraviglie nascoste.

La celebre copertina a scacchi rossi e bianchi del primo quaderno di Anne Frank è ben diversa dalle facciate delle tradizi[…]

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