Scienza

Io, primo uomo su Marte. In un viaggio senza ritorno

di Paolo Nespoli

L’astronauta Paolo Nespoli

Esplorazioni Zzzz…. un ronzio. Zzz… zzz… Certo, è il ronzio del sistema di mantenimento della vita, sempre in funzione. I suoi progettisti hanno fatto di tutto per limitarne gli effetti indesiderati come, appunto, il rumore. Non posso dire non ce l’abbiano fatta: il sistema funziona alla perfezione e il rumore che produce è appena percepibile. Il fatto è che, nel silenzio della notte, quel piccolo rumore, quel bisbiglio, piano piano si insinua inesorabile nel cervello, che lo amplifica fino a farlo diventare assordante. Col tempo ho imparato a tollerarlo: in fondo quello del sistema di mantenimento della vita è un suono necessario, addirittura la conferma che tutto sia a posto. Non può interrompersi. Zzz… Apro gli occhi, ma non vedo niente. Sono al buio, sdraiato e a fatica distinguo le foto appese al soffitto della cuccetta, 50 centimetri sopra di me. Ormai ci ho fatto l’abitudine e contrariamente a quello che succedeva appena arrivato, so già dove sono: nella mia mini-cuccetta alla base marziana IMH, l’International Mars Habitat. Lassù, appeso al soffitto, proprio accanto alle foto, c’è anche lo schermo touch del mio un computer: se lo sfiorassi si accenderebbe come un albero di Natale per indicarmi tutti i parametri importanti del mio abitacolo e della base. Potrei anche chiamarlo per nome e risponderebbe. A dire il vero dovrei dire “chiamarla per nome”, visto che l’ho battezzata Sasha, come mia moglie (anche se al momento di configurarla ho dovuto specificare il genere, perché Sasha, in russo, è sia maschile sia femminile). Se chiedessi «Sasha che ore sono?», si attiverebbe e mi risponderebbe con un tono dolce e pacato, regolato sulle frequenze più gradevoli al mio orecchio. Piccole cose studiate per smorzare l’isolamento cui siamo costretti. A proposito, non ho mai capito perché su Marte, a decine di milioni di chilometri da casa, abbiamo scelto di regolarci con l’ora del meridiano di Greenwich in Inghilterra. Immagino che un’ora la dovessimo pur scegliere e quella dev’essere sembrata la più “neutrale”. Comunque, come in ogni giornata standard, la sveglia è puntata alle 06:00 GMT/UTC. Normalmente sarebbe Sasha a svegliarmi con tutta la dolcezza per cui è stata programmata, con il suo buongiorno, una luce soffusa e una canzone, la più adatta ai miei bioritmi, in sottofondo. Siccome Sasha non si è ancora fatta sentire, sono certo non siano ancora le 06:00. Al buio, è difficile dirlo. []

Io, primo uomo su Marte. In un viaggio senza ritorno – l’Espresso

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