Alien, ovvero: l’importanza dei corridoi nella sci-fi

di Settenotteinnero Blog C’è un elemento scenico/scenografico che, più di ogni altra cosa, è emblematico del film sci-fi. Anzi, ne è talmente l’emblema al punto da disperdersi come un albero nell’immensità della foresta, non sovrastando praticamente mai tutti gli altri aspetti visivi per così dire più preponderanti e significativi (astronavi, paesaggi extra-terrestri, megalopoli, fauna aliena ecc.). Ma, proprio per il fatto di essere presente in maniera … Continua a leggere Alien, ovvero: l’importanza dei corridoi nella sci-fi

La lezione ironica di Piero Angela: “La velocità della luce non si decide a maggioranza”

di Diego Longhin “La scienza non è democratica”. Parola di Piero Angela che nell’Arena Robinson, intervistato da Paolo Mauri, torna su questioni attuali, come la paura dei vaccini, oppure il timore delle scie chimiche. Il giornalista divulgatore per eccellenza, padre di programmi come Quark e SuperQuark, che tornerà a luglio con sette nuove puntate, sostiene che “tutti noi abbiamo bisogno di divulgazione scientifica e formazione … Continua a leggere La lezione ironica di Piero Angela: “La velocità della luce non si decide a maggioranza”

Luciano Bianciardi: gaddiano e classicista

di Matteo Marchesini I nostri scrittori nati negli anni venti, gli ultimi a conoscere una canonizzazione non meramente accademico-editoriale, hanno attraversato in poco tempo un numero straordinario di traumi storici e stagioni culturali. Cresciuti tra prosa d’arte e fascismo, adulti tra neorealismo e dopoguerra, sono maturati poi durante il boom, perdendo le speranze palingenetiche della giovinezza. Spesso hanno trasformato le narrazioni degli esordi in levigati … Continua a leggere Luciano Bianciardi: gaddiano e classicista

Buon compleanno, Goldrake! – Del conseguimento della maggiore età

di Jacopo Nacci Goldrake e l’Italia In Italia, Goldrake va in onda per la prima volta  il 4 aprile 1978. Sono quarant’anni oggi. Per gli italiani del 1978 Goldrake è qualcosa di mai visto, un oggetto narrativo fulminante e incredibile; tecnicamente è un cartone animato, ma non lo è culturalmente, per quelli che erano i nostri schemi di allora. L’impatto che Goldrake ha avuto sull’Italia … Continua a leggere Buon compleanno, Goldrake! – Del conseguimento della maggiore età

Libri: storie di passioni, manie e infamie

di Giuseppe Marcenaro

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Sedimento pensato, casuale, insensato, memoria del mondo, labirinto di saperi… una biblioteca privata è anche l’autobiografia del suo proprietario. Del suo custode temporaneo.
Oggetto labilissimo – teme l’acqua, il fuoco, l’aria – il libro ha la forza di superare i secoli, trasferendosi da una biblioteca all’altra, da un padrone all’altro. In questi imprevedibili e improvvidi passaggi, sui volumi restano i segni di chi, nel tempo, in un modo o nell’altro, li ha risvegliati dalla loro impossibilità.
Il libro (non sempre) è fatto di idee allo stato puro sotto forma di scrittura. Ristà comunque silente, in una propria siderale lontananza. Vive soltanto quando viene aperto, quando le sue pagine sono esplorate. Quando viene letto. Funzione primaria. Ma non sempre è così. Spesso il suo distaccato fascino blandisce il collezionismo, viene reso attraente con sontuose legature. Ed è ovviamente assemblato a “far biblioteca” esibita. Si suppone che il custode di tanti libri sia un uomo colto, sapiente. Mai storia fu meno vera.
Libri, come la stratificazione dei libri di una biblioteca, è un intreccio di sensazioni, di solitarie esplorazioni. Dai libri evocati dal suo attuale custode affiorano storie, passioni, manie e anche infamie. Raccontare i libri è evoc continua a leggere…

Decostruzionismo e postmodernismo | Rorty e l’ironia liberale di Massimo Fontana

da Redazione Downtobaker Per alcuni aspetti la filosofia della scrittura di Derrida presenta alcune assonanze con quella dell’ultimo Wittgenstein, con il quale concorda sul fatto che il significato delle parole dipende da come queste sono scritte e pronunciate, crede che il modo di capire noi stessi e il nostro linguaggio cambino con il passare del tempo. Una delle parole di Derrida è différance, differanza, ogni … Continua a leggere Decostruzionismo e postmodernismo | Rorty e l’ironia liberale di Massimo Fontana

Cosa serve per scrivere un buon racconto, secondo Flannery O’Connor

da Redazione Downtobaker La scrittrice Flannery O’Connor (25 marzo 1925 – 3 agosto 1964) ha scritto due romanzi e 32 racconti. Quello che segue è un estratto della raccolta Nel territorio del diavolo. La narrativa opera tramite i sensi, e uno dei motivi per cui, secondo me, scrivere racconti risulta così arduo è che si tende a dimenticare quanto tempo e pazienza ci vogliano per … Continua a leggere Cosa serve per scrivere un buon racconto, secondo Flannery O’Connor

La paralisi bianca e l’uomo nero

di Paolo Rumiz

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Bologna stazione, ore 15. Visione caleidoscopica di un Paese in tilt. Freccerosse in ritardo di tre, quattrocento minuti. Tabelloni elettronici assurdi, che mostrano i treni delle 10 del mattino ma non quelli in arrivo imminente. Annunci sonori automatici resi incomprensibili dal frastuono del pubblico posseduto da un frenetico andirivieni. Nessuna voce autorevole che spieghi cosa accade e indirizzi i passeggeri. Scale mobili prese d’assalto. Fiumane che salgono e scendono negli inferi dell’alta velocità. Impossibile sedersi, alcune donne anziane piangono. Fuori fa freddo, e la sala d’aspetto è strapiena. E meno male che c’è, oggi che in Italia si paga anche per la pipì.

La stazione di Bologna è un purgatorio dove regna un sottomesso silenzio. Nessuno impreca. Comunicazione interpersonale zero. Tutti sono chini sugli smartphone, ciascuno per conto suo, separatamente in cerca di vie d’uscita alternative. E intanto, nei corridoi sotterranei, ecco la visione surreale di cinque uomini in mimetica che, anziché soccorrere i naufraghi delle “frecce”, attorniano armati uno straniero di pelle scura che cerca nella giacca documenti che verosimilmente non ha. Passano dei ragazzi con zaini, deridono il “clandestino”, e la forza pubblica non reagisce. Mai mi è apparsa più chiara la funzione del capro espiatorio. In assenza di soluzioni, serve a sfogare sull’alieno la rabbia della gente.

Vent’anni fa sarebbe stata la rivoluzione. Oggi niente. Perché? Come mai questo Paese taglieggiato dalle camorre, desertificato dalla grande distribuzione, saccheggiato dalle banche, bastonato dalle tasse, espropriato deg continua a leggere…