Nell’Egitto di Al-Sisi

di Mario Natangelo

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Ci sono alcune storie che vanno disegnate con mano leggera, per tante ragioni. Non sono storie chiare, con il bianco e il nero netti e precisi, ma sono piene di sfumature che non permettono di capire dove inizia il bene e dove finisce il male. Storie che riguardano vite che non conosciamo e sensibilità che saranno toccate dal modo in cui le raccontiamo. E quindi bisogna raccontarle piano. Ho seguito la vicenda di Giulio Regeni fin dall’inizio, comodamente seduto alla mia scrivania, matita e penna in mano, dalla finestra del mio pc: Al-Sisi il dittatore col cappellone e gli sgherri col manganello, l’Egitto un luogo che avrebbe anche potuto non esistere nella realtà. Verso Febbraio una mia vignetta su Al-Sisi è stata esposta a una manifestazione organizzata dagli studenti delle American University del Cairo: in quel momento ho avuto l’impressione che il mio premere tasti al computer e tracciare linee su un foglio potesse ripercuotersi migliaia di km più in là, in un mondo reale, in un paese vero, su persone concrete. Ho iniziato a programmare un viaggio al Cairo, sempre posticipato tra paure, allarmi ed “è meglio lasciar perdere”. Poi sono partito. Sono partito senza la pretesa di capire nulla e alla domanda “cosa pretendi di scoprire?” scrollavo le spalle. Niente. Io volevo vedere, volevo sentire, volevo mettermi in gioco un po’ di più, e non so se ci sono riuscito. Probabilmente no, ma non è importante.

Voglio ringraziare le persone che mi hanno aiutato, non farò i nomi per non dimenticare nessuno ma sono state molte e ognuna a suo modo. E un grazie a tutti gli amici e lettori che mi hanno scritto dopo aver letto il reportage su Il Fatto Quotidiano domenica scorsa, per farmi complimenti, esprimere perplessità, darmi il loro parere, farmi notare dei punti incerti, chiedermi informazioni.
Voglio ringraziare per quella telefonata che ha sciolto ogni dubbio rispetto a quale potesse essere stato il risultato e l’impatto di queste due pagine su un tema tanto difficile, l’unica telefonata che potesse farmi capire che davvero aveva un senso farlo e che forse era stato fatt[…]

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Vero, falso o verosimile?

di Alessandro Lanni

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Se non leggi i giornali non sei informato, se li leggi sei male informato (misinformed)”. In una battuta c’è tutto: la diagnosi e la critica, lo smarrimento e il paradosso del cittadino contemporaneo di fronte al dibattito globale che – per comodità – passa oggi sotto il nome di “post-verità” e di “fake news”. A pronunciarla è stato Denzel Washington in un’intervista in cui, pochi giorni dopo l’elezione di Trump, mette a fuoco le principali questioni che hanno afflitto il giornalismo nei mesi precedenti e successivi alla vittoria la sorpresa di “The Donald”.

Si tratta di questioni complesse, opache, contraddittorie, dove la zona grigia è molto più ampia del bianco e del nero che vorremmo. Ricette sicure non sembrano ancora esistere, altrimenti non si spiegherebbero le centinaia di riflessioni uscite in poche settimane. Quand’è che l’imprecisione diviene bufala, il pettegolezzo diviene notizia, o la fake news è strumento di propaganda? O volàno per un business on line molto remunerativo?

“Il dibattito sulla “post verità” è importante e particolare, ma è stato fuorv[…]

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Siamo già nel post della post-verità – Wittgenstein

di Luca Sofri

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Piuttosto che riscrivere in altre forme le stesse cose, a proposito dei dibattiti di questi giorni sull’informazione accurata, sulla scomparsa dei fatti, sulla “post verità”, su come siano stati possibili Brexit e Trump, incollo qui qualcosa da Notizie che non lo erano, il libro: buone un anno e mezzo fa come adesso, o forse più buone adesso.

Il mondo si è rimpicciolito, e va smentita la leggenda autoassolutoria fatta circolare da molti giornalisti delle testate tradizionali per cui internet sarebbe responsabile di un peggioramento dell’accuratezza dell’informazione: internet ha distrutto l’oligopolio dell’informazione e ci ha permesso di accorgerci che in tanti casi sotto il racconto del mondo che riceviamo non c’è niente. Prima vedevamo l’articolo e il suo contenuto, ora siamo in grado di vedere rapidamente come è stato scritto, quali sono le sue fonti e quali altre cose si dicono e scrivono sullo stesso fatto. L’informazione probabilmente non è diventata meno accurata, è solo che prima…

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Bufale on-line: “Gli utenti non cambiano idea nemmeno davanti a verità accertate” – Il Fatto Quotidiano

da Redazione Downtobaker

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La verità non ci interessa. Ed ecco perché con un esempio facile facile: avete presente l’ultima volta che siete usciti a cena con amici? Bene, prendete un qualsiasi argomento discusso quella sera, ricordate che a un certo punto c’era chi sosteneva una posizione e chi un’altra? Bene. Non perdete tempo a verificare da che parte sta la verità, perché questo difficilmente cambierà la vostra idea, la vostra convinzione di fondo. E’ la conseguenza di una naturale tendenza del cervello umano di dare senso e forma alla realtà per mezzo delle conoscenze già a sua disposizione.

Ora, mettiamo questo accanto al fatto che oggi cerchiamo e troviamo la maggior parte delle informazioni in internet e sui social network. Aggiungiamo che là ci scorrono sott’occhio anche informazioni che non ci andiamo a cercare…

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