Connessioni – Prima stagione

da redazione Downtobaker “Connessioni” è il podcast che vi racconta il cervello, le neuroscienze e tutto quello che vi è connesso. Connessioni è condotto da Federica Sgorbissa​, giornalista scientifica con un passato da neuroscienziata. Ogni puntata propone argomenti dal mondo della ricerca sul cervello, anche quelli più curiosi e stravaganti, con interviste a scienziati e protagonisti.Se volete saperne di più potete scrivere a: connessionipodcast@medialab.sissa.it Se … Continua a leggere Connessioni – Prima stagione

L’Italia nei dati OCSE sull’educazione

da redazione Downtobaker. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) pubblica il rapporto Education at a Glance 2018, in cui si rinviene un’enorme massa di dati intorno alla evoluzione dei sistemi educativi in Europa e nei vari Paesi aderenti. Si tratta di analisi comparate estremamente complesse di fenomeni fortemente disomogenei, ma alcune di esse si prestano anche a una lettura non specialistica. In particolare … Continua a leggere L’Italia nei dati OCSE sull’educazione

Il registro social della prof

di Stefano Bartezzaghi. Quando la professoressa palermitana Rosellina Dell’Aria tornerà in aula, si spera per il rientro del provvedimento di sospensione e non per la scadenza dei suoi termini, avrà pronta una nuova lezione. L’argomento è la comunicazione contemporanea, “social” e non solo “social”. La teen age non è nota per i giudizi equilibrati, tantomeno è tarata sui bilancini del politicamente corretto — quello che è … Continua a leggere Il registro social della prof

Per il futuro della scuola, riformiamo prima tutto il resto

di Giuseppe Genna. Ci sono riforme urgenti da attuare – da pensare e da attuare. Tuttavia ce n’è una più urgente delle altre e, a mio parere, si tratta della scuola. Il sistema educativo, dopo molto riformismo, il che è uno dei tanti paradossi, produce dissociazione, asocialità, appiattimento della possibilità di centrarsi in un’esperienza formativa perché anzitutto è un’esperienza emotiva. Sono coinvolti corpi sociali di … Continua a leggere Per il futuro della scuola, riformiamo prima tutto il resto

La Giornata delle bambine e delle ragazze, 131 milioni senza istruzione

da redazione Downtobaker In occasione della Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze (il prossimo 11 ottobre) l’Unicef ricorda che nel mondo sono 600 milioni le ragazze adolescenti che hanno il potenziale, la forza, la creatività e l’energia per rispondere alla domanda di lavoro dell’industria globale. A livello globale 131 milioni di ragazze sono fuori dalla scuola. Ai tassi di progresso attuali, entro il 2030, oltre la metà … Continua a leggere La Giornata delle bambine e delle ragazze, 131 milioni senza istruzione

Conversando su lingua, istruzione e democrazia. Intervista a Tullio De Mauro

di Roberta P. Mocerino

01-00109001000905Riproponiamo un’illuminante intervista del 2014 a Tullio De Mauro, ancora attuale, su problematiche culturali tutte italiane e mai risolte.

“A circa un anno dall’uscita del suo nuovo libro “Storia linguistica dell’Italia repubblicana” (2014), abbiamo incontrato il professor Tullio De Mauro, insigne linguista ed ex-ministro dell’istruzione, e gli abbiamo chiesto di riflettere insieme a noi su alcuni dei temi che gli sono più cari: l’educazione, la democrazia e, ovviamente, la lingua degli italiani.

L’idea da cui siamo partiti è stata quella di rintracciare, nell’Italia contemporanea, i luoghi della riflessione politica e dell’autocoscienza. Tali funzioni, che nella Grecia classica erano assolte dal teatro (si veda Luoghi della relazione nella Grecia antica, di Cinzia Bearzot, “Leussein” 1-2/2014), si presentano nella democrazia moderna oltremodo problematiche: da un lato vi sono ovvie difficoltà strutturali legate ai numeri della democrazia indiretta, che impediscono una riflessione che coinvolga in maniera attiva tutti i cittadini; dall’altro vi è una difficoltà più drammatica, legata alla maniera in cui lo Stato democratico sceglie di formare i suoi cittadini.

La riflessione di De Mauro si concentra proprio su questo punto e sceglie, come cartina al tornasole, l’analisi delle competenze linguistiche degli italiani. Ne esce un quadro non incoraggiante: nonostante gli strabilianti progressi compiuti dall’unità d’Italia a oggi, le capacità di comprensione dell’italiano scritto e del parlato medio-alto sono drammaticamente basse, come mostrano i dati che risultano dalle analisi internazionali.

I processi di de-alfabetizzazione in età adulta, che molti paesi conoscono, ma che l’Italia non ha saputo fronteggiare, pesano sulla possibilità di esercitare una cittadinanza piena. Tra le cause del persistere di queste larghe sacche di analfabetismo e semianalfabetismo De Mauro indica la povertà del tessuto associativo nel nostro Paese, la scarsezza di sollecitazioni da parte della società a tenersi informati e aggiornati,  la mancanza di luoghi di ritrovo e di offerta culturale di alto livello – come biblioteche, teatri, sale da concerto –  e infine la disattenzione della classe politica.

Un’analisi puntuale del problema, e delle possibili soluzioni da attuare nell’immediato e nel medio-lungo termine, si potrà trovare nella relazione del team di esperti convocato nel 2013 dall’ex presidente del consiglio Enrico Letta e dai ministri Giovannini e Carrozza e presieduta proprio da De Mauro. La relazione, già pubblicata nella rivista “Osservatorio ISFOL” (III, 34, pp.1909-124), viene riproposta per intero nella sezione “inediti e rari” del presente numero di Leùssein (vedi pagg…?).

La riforma della scuola attuata dal successivo governo invece – la cosiddetta “Buona Scuola” del 2015 – sembra non aver tenuto in conto la necessità della formazione permanente dei cittadini, senza la quale le competenze acquisite negli anni di scuola vengono irrimediabilmente perdute. Questo influisce sulla competitività degli italiani nel contesto del merc Leggi tutto…

La paralisi bianca e l’uomo nero

di Paolo Rumiz

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Bologna stazione, ore 15. Visione caleidoscopica di un Paese in tilt. Freccerosse in ritardo di tre, quattrocento minuti. Tabelloni elettronici assurdi, che mostrano i treni delle 10 del mattino ma non quelli in arrivo imminente. Annunci sonori automatici resi incomprensibili dal frastuono del pubblico posseduto da un frenetico andirivieni. Nessuna voce autorevole che spieghi cosa accade e indirizzi i passeggeri. Scale mobili prese d’assalto. Fiumane che salgono e scendono negli inferi dell’alta velocità. Impossibile sedersi, alcune donne anziane piangono. Fuori fa freddo, e la sala d’aspetto è strapiena. E meno male che c’è, oggi che in Italia si paga anche per la pipì.

La stazione di Bologna è un purgatorio dove regna un sottomesso silenzio. Nessuno impreca. Comunicazione interpersonale zero. Tutti sono chini sugli smartphone, ciascuno per conto suo, separatamente in cerca di vie d’uscita alternative. E intanto, nei corridoi sotterranei, ecco la visione surreale di cinque uomini in mimetica che, anziché soccorrere i naufraghi delle “frecce”, attorniano armati uno straniero di pelle scura che cerca nella giacca documenti che verosimilmente non ha. Passano dei ragazzi con zaini, deridono il “clandestino”, e la forza pubblica non reagisce. Mai mi è apparsa più chiara la funzione del capro espiatorio. In assenza di soluzioni, serve a sfogare sull’alieno la rabbia della gente.

Vent’anni fa sarebbe stata la rivoluzione. Oggi niente. Perché? Come mai questo Paese taglieggiato dalle camorre, desertificato dalla grande distribuzione, saccheggiato dalle banche, bastonato dalle tasse, espropriato deg continua a leggere…